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Antiche suggestioni a Salvitelle

Le origini della manifestazione “Corsa podistica a piedi nudi dalla Serra San Giacomo e lotta greco romana” si perdono nel tempo.

La gara podistica risalirebbe addirittura al 1791, quando ai tempi della dominazione francese la Serra San Giacomo fu campo di esercitazione da parte dei fucilieri francesi da montagna.

Si tratta di una tradizione locale che affonda le radici nella notte dei tempi. I pastori del posto, legati alla Monarchia come tanti cittadini del Sud, per beffarsi dei soldati francesi i quali, prima di intraprendere la scalata, si stringevano ben bene gli scarponi, gareggiavano con loro, compiendo un’ascesa e una discesa dal monte.

Lo facevano a piedi scalzi tra l’intricata e spinosa vegetazione del monte San Giacomo. Con la restaurazione della Monarchia venne aggiunta, tale singolare corsa, dal momento che i festeggiamenti prima del 1791 prevedevano solo la lotta Greco – Romana che, a sua volta, ha origini antichissime in quanto risale al Pentathlon.
Si tratta di un unico evento storico-culturale che mette insieme due appuntamenti.

Tale evento si rievoca ogni anno l’ultima domenica di agosto. Si tratta di un appuntamento particolarmente atteso al quale partecipano concorrenti di ogni età, purché nati o residenti a Salvitelle che, come vuole la tradizione, scendono a piedi nudi per sentieri impervi tra roveti e sterpi. Al termine della corsa, dopo aver baciato per devozione il piede del simulacro del Santo, tutti i partecipanti si lavano i piedi in una tinozza in cui viene versato del buon vino di Salvitelle per disinfettare le ferite.
Al termine della corsa a piedi nudi, dopo aver immerso i piedi nelle tinozze di vino, si disputa il torneo di Lotta Greco–Romana con le stesse regole della corsa, per quanto riguarda i partecipanti.
Di questa singolare attività non si conoscono le precise origini ma è un dato di fatto che si tratta di una rievocazione storica di un’antica tradizione, la lotta tra pastori risalente al Pentathlon dell’antica Grecia.

Rievocazioni Storiche

La corsa a piedi nudi

Le origini della manifestazione si perdono nel tempo.
Secondo alcune testimonianze, la gara podistica risalirebbe al 1791 quando,ai tempi della dominazione francese,la Serra San Giacomo fu campo di esercitazione.
I pastori del posto per beffarsi dei soldati francesi gareggiavano con loro compiendo un’ascesa e una discesa dal monte a piedi scalzi tra l’intricata e spinosa vegetazione del monte San Giacomo.

La lotta Greco – Romana

Le radici della manifestazione “Corsa podistica a piedi nudi dalla Serra San Giacomo e lotta greco-romana” affondano nella notte dei tempi. Fino al 1791, anno in cui fu introdotta la corsa a piedi nudi, i festeggiamenti prevedevano solo la lotta Greco – Romana che, a sua volta, ha origini antichissime.
Di questa singolare attività non si conoscono le precise origini ma è un dato di fatto che si tratta di una rievocazione storica di un’antica tradizione, la lotta tra pastori, risalente al Pentathlon dell’antica Grecia.

 

Salvitelle

Salvitelle dista circa 70 km da Salerno, al confine con la Basilicata. Sorge sulla criniera di un colle a 640 s.l.m. Vasto e vario il panorama. Da piazza Belvedere lo sguardo domina la valle del Melandro verdeggiante di ulivi e si spazia verso ovest verso la valle del Tanagro fino alla costiera amalfitana; verso nord è chiuso da rupi a strapiombo e ad est l’ orizzonte è limitato dalla cresta appenninica che sovrasta e nasconde Potenza. Confina ad est con Vietri di Potenza, a sud-est con Caggiano, a sud con Auletta, ad ovest con Buccino e a nord con Romagnano al Monte.

Storia

Le origini di Salvitelle vengono fatte risalire tra il V e VI quando nella regione le popolazioni lucane si sarebbero rifugiate sulle alture abbandonando i villaggi delle valli invase da Goti, Bizantini e Longobardi. Con la caduta dell’ impero romano e le invasioni barbariche si ebbero questi nuovi insediamenti di sommità in zone prettamente boschive. E questa caratteristica naturale sembrerebbe essere testimoniata anche dal nome stesso di Salvitelle che, per alcuni, trae origine dal latino ” Silvae Tellus” ( terra di selve o delle selve). Altra ipotesi sull’ origine del nome , potrebbe riferirsi alla tipologia dell’ insediamento, similmente a Sala Consilina e a Salerno, quale ” Sala e Vitelli” della omonima gens romana. Il primitivo centro abitato sorse sulla cima di un’altura sulla quale, pare, esistesse già un fortilizio romano eretto dopo la II guerra punica. Questo piccolo presidio fu consacrato alla Dea Tellure come lo spazio libero più adatto a venerare la dea. Salve Tellus! ripetevano i legionari romani di Marco Manilio ( ritenuto da alcuni il fondatore del paese) quasi a propiziarsi la dea… Salve Tellus! scandivano con ritmo devoto tutti i residenti del posto…E questo saluto che era un’invocazione, un ringraziamento ed una preghiera rivolta alla dea dagli abitanti del luogo, divenne secondo alcuni storici dei secoli scorsi il nome del paese. Al tempo dei Longobardi il paese aveva già una sua autonomia, con amministratori e magistrati e tale forma di governo rimase anche quando il principe longobardo Siconolfo divise la vasta regione sotto il suo dominio in gastaldati e sub gastaldati. Nei secoli successivi la posizione giuridica di Salvitelle non cambiò: ai Normanni subentrarono i Gesualdo , così come a Caggiano e S. Angelo le Fratte. Verso la metà del XIV secolo la popolazione di Salvitelle fu decimata da una violenta epidemia di peste: tanto violenta, scrive lo storico, che ” solo diciassette case rimasero aperte con pochissimi individui, che potereno salvarsi dal tremendo flagello (…). Dopo quell’ epoca funesta, parecchi naturali di Caggiano passarono ad abitarvi e di anno in anno ne accrebbero la popolazione”. Nel 1581 il casale di Salvitelle fu venduto all’ Università di Caggiano, che a sua volta lo cedette a don Nicola Potenza. Diverse calamità ,compreso i terremoti si ripetereno ancora nei secoli successivi. Salvitelle subì inoltre le conseguenze del malgoverno spagnolo quando, con la caduta degli Aragonesi nel XVI secolo, francesi e spagnoli si contesero il reame di Napoli. I nuovi padroni ,gli spagnoli, considerarono il Sud Italia ( come del resto tutti gli eserciti invasori successivi , compresi i piemontesi ) una terra di conquista.Nuove tasse si aggiunsero alle antiche, i soprusi e gli oneri fiscali si moltiplicarono. Le contrade divennero lande deserte regno di delinquenti e malandrini, abbandonate dalla povera gente che preferì il vagabondaggio o la migrazione verso contrade più tranquille e meglio governate. A queste condizioni di miseria, in cui versava anche il popolo salvitellese, non rispondeva e non rispose l’interessamento dei governi centrali. Rispose, invece, solo l’ intervento generoso dei singoli cittadini, che tramiti lasciti consentirono il sorgere di ” ospizi” e l’ istituzione dei ” Legati pii dei Monti frumentari” e dei “Monti pecuniari” i cosiddetti Monti di Pietà che, portarono sollievo alla classe indigente.

Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Caggiano, appartenente al Distretto di Sala del Regno delle Due Sicilie.

Dal 1860 al 1927, durante il Regno d’Italia ha fatto parte del mandamento di Caggiano, appartenente al circondario di Sala Consilina.

 

Contatti

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